"Playing The angel", tipicamente Depeche Mode
"Playing the Angel" (2005), è senza alcun dubbio una tra le loro
produzioni più evocative e potenti, proprio dal punto di vista della
costruzione musicale e della scrittura dei testi. Tornano in studio per
la prima volta col produttore Ben Hillier. Il carisma di Dave Gahan, che
proprio ieri ha compiuto 55 anni, resiste alla più potente delle
sostanze stupefacenti di cui ha fatto uso, che lo rendono ancora più
vecchio in quel suo corpo decaduto su un
volto di fanciullo-demonio, quasi irriconoscibile. Tutti d'accordo nel
considerarli una costola rotta degli anni '80, dopo l'incompiuto e
deludente "Exciter" (2001), tornano con "Playing The Angel" e,
inaspettatamente, sgraniamo gli occhi.
Il disco infatti suona
tipicamente Depeche Mode, ma con uno charme, una conturbante, oscura e
tragica vitalità che non sospettavamo avessero ancora e che,
francamente, avevamo lasciato in "Music For The Masses" e "Violator."
L'album invece nasce da una rivalutazione del loro mood, con le iniziali
brume antartiche di Vangelis (A Pain That I'm Used To) date in pasto
prima a reminiscenze del periodo Violator e poi a vertigini
elettroniche, sirene e colpi di laser. La trama si avvince con il gospel
tecnologico di John The Revelator, che centra in pieno la
trasformazione elettronico-umana del trio, in un futurismo elegante,
sofferto, mai scontato. Pure i riferimenti Eighties, come quelli più
indietro Kraftwerk sono calibratissimi e di gran classe.
Prima la Almond
sulle celle morbide, la disco sincopata, il synth pop più impellettato,
poi i manichini di Dusseldorf di ieri come di oggi. La ricerca di una
spiritualità laica, alternata allo slancio vitale, al sangue che circola
e porta nutrimento alle cellule. E se non è miracolo, "Precious" è la
sintesi di quanto detto del lavoro complessivo: ritmiche alla "Enjoy The
Silence" che lasciano spazio a bordate di synth, come dire, dalle lande
britanniche il decollo dei tre per il cosmo. A dimostrazione del fatto
che si può anche scalare le charts di mezzo mondo senza per questo
snaturarsi.
Il loro nuovo disco "Spirit", uscito il
17 marzo scorso in tutto il mondo e anticipato dal singolo "Where's the
revolution". E' un disco energico che abbraccia temi sociali, dai toni
politici, insoliti per la band. Gahan aveva detto, nell’unica intervista
concessa finora: "È un un lavoro sull’umanità. Dobbiamo occuparci di
quanto succede ma sembra che stiamo andando in un'altra direzione".
I DM saranno in Italia con il loro "Global Spirit Tour".
Tre date: il 25 giugno a Roma, stadio Olimpico, il 27 a Milano (San Siro) e il 29 allo stadio Dall'Ara di Bologna.
Tre date: il 25 giugno a Roma, stadio Olimpico, il 27 a Milano (San Siro) e il 29 allo stadio Dall'Ara di Bologna.